L’ANALISI – La “questione tedesca” pesa come un macigno sulle relazioni transatlantiche

L’ANALISI – La “questione tedesca” pesa come un macigno sulle relazioni transatlantiche

  • The article originally appeared on the Italian newspaper Agipress. For the English version, have a look below.

    (AGIPRESS) – Durante la presidenza Trump, i rapporti transatlantici tra Europa e America, per quanto riguarda la lotta al climate change, non potevano essere più tesi. Ora però la musica è cambiata. Biden riporta l’America negli accordi di Parigi, smontando pezzo per pezzo le politiche sviluppiste e pro-idrocarburi portate avanti dall’ex Presidente Donald Trump. Ovviamente la notizia ha scosso, in positivo, le cancellerie europee, che non aspettavano altro se non un Presidente USA con un approccio meno transattivo e più propenso al dialogo multilaterale. Joe Biden, in uno dei suoi primi 17 atti esecutivi, ha bloccato la costruzione del gasdotto Keystone XL, che avrebbe portato quasi 1 milione di barili di greggio al giorno dall’Alberta, in Canada, fino alle coste del Golfo del Messico. L’Europa, dopo l’abbandono americano e la freddezza cinese, è stato l’unico player mondiale a giocare seriamente la partita della lotta contro i cambiamenti climatici, con l’obiettivo ambizioso, sostenuto dal NextGenEU, della neutralità climatica entro il 2050. Con il rientro della potenza americana, la solitudine europea sembrerebbe finita, e un osservatore poco attento sarebbe propenso a dire che va tutto bene, che Unione Europea e Stati Uniti siano tornati sugli stessi binari. “Attenzione però – spiega l’analista Mirko Giordani, fondatore e CEO di Prelia, società che si occupa di rischio politico ed intelligence strategica – che non è tutto oro quel che luccica, ed il rientro dell’America negli accordi di Parigi non significa affatto che i rapporti transatlantici torneranno rosei come una volta”. “C’è infatti la variabile tedesca – aggiunge l’analista di Prelia – e qui non parliamo del virus ma dell’importanza economica e politica del colosso tedesco nell’architettura UE. Trump infatti, quando minacciava la guerra commerciale all’Europa, in particolare puntava il dito contro l’industria tedesca e la sua fenomenale capacità di export. Ora la Germania, in partenariato con la compagnia russa Gazprom, sta costruendo il gasdotto North Stream 2, che permette al gas russo di bypassare l’Ucraina e che quindi pone due questioni molto importanti: una di carattere reputazionale e una di carattere squisitamente politico. La prima, ma non la meno importante, riguarda la credibilità tedesca nella lotta contro i cambiamenti climatici. Nei corridoi bruxellesi già si sussurra come in realtà il NextGenEu sia in realtà un gigantesco bailout del contribuente europeo per la trasformazione dell’industria tedesca. Ma, al di là delle chiacchiere di palazzo, con quale autorevolezza si può affrontare il discorso cambiamenti climatici con un investimento così massiccio sugli idrocarburi? Fate attenzione – sottolinea Giordani – chi vi parla non ha nulla contro l’utilizzo del gas per la transizione ecologica, che anzi è auspicabile, ma inaugurare la Presidenza Biden ed il rientro degli Stati Uniti nell’accordo di Parigi con il completamento del North Stream 2 ha il sapore del teatro dell’assurdo. Poi c’è il problema politico, quello si tangibile e reale: il Dipartimento di Stato Americano, presieduto da Antony Blinken, ha posto sanzioni sulla nave posatubi russa “Fortuna”, che in questo momento sta lavorando nelle acque danesi a dispetto delle sanzioni americane. Al di là delle photo opportunity di rito e dalla felicità delle classi dirigenti europee di aver ritrovato un presidente USA con un approccio meno transattivo e più multilaterale, le spine nel fianco restano. E sarà la nuova leadership tedesca che si staglia all’orizzonte a doverle affrontare” – conclude l’analista. AGIPRESS

     

    ENGLISH VERSION

    During the Trump presidency, the transatlantic relations between Europe and America regarding the fight against climate change could not have been more strained. But now the music has changed. Biden brings America back to the Paris Agreement, dismantling piece by piece the developmental and pro-hydrocarbon policies pursued by former President Donald Trump. The news has positively shocked the European chancelleries, which were waiting for nothing but a US President with a less transactive approach and more inclined to multilateral dialogue. In one of his first 17 executive acts, Joe Biden blocked construction of the Keystone XL pipeline, which would have brought nearly 1 million barrels of crude a day from Alberta, Canada, to the shores of the Gulf of Mexico. After American abandonment and Chinese coldness, Europe was the only world player to seriously play the game of the fight against climate change, with the ambitious goal, supported by NextGenEU, of climate neutrality by 2050. With the return of American power, European loneliness would seem to be over, and a careless observer would be inclined to say that everything is fine, that the European Union and the United States are back on the same track.

    “Be careful – explains analyst Mirko Giordani, founder and CEO of Prelia, a company that deals with political risk and strategic intelligence – that all that glitters is not gold. America’s re-entry into the Paris Agreement does not mean at all that transatlantic relations will be as rosy as they once were “. “There is, in fact, the German variable – adds Giordani – and here we are not talking about the virus but the economic and political importance of the German giant in the EU architecture. When he threatened the trade war against Europe, Trump pointed the finger against the German industry and its remarkable export capacity. In partnership with the Russian company Gazprom, Germany is now building the North Stream 2 gas pipeline, allowing Russian gas to bypass Ukraine, raising two fundamental questions: one of a reputational nature and one of a purely political nature. 

    The first, but not the least important, concerns the German credibility in the fight against climate change. In the Brussels corridors, it is already rumored that NextGenEu is, in reality, a gigantic bailout by the European taxpayer for the transformation of German industry. However, beyond the palace’s chatter, how do you seriously tackle climate change with such a massive investment in hydrocarbons? Pay attention – Giordani points out – whoever speaks to you has nothing against the use of gas for the ecological transition, which is indeed desirable. Nevertheless, inaugurating the Biden Presidency and the United States’ return to the Paris Agreement with the completion of the North Stream 2, has the flavor of the theater of the absurd. 

    Then there is the political problem, the one that is tangible and real: the US State Department, chaired by Antony Blinken, has imposed sanctions on the Russian

     

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